Jean-Baptiste Isabey

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Il 1 novembre 1814 si aprì a Vienna il famoso congresso indetto per definire l’assetto politico e territoriale dell’Europa dopo il crollo dell’impero napoleonico. Il congresso continuerà i suoi lavori malgrado la fuga di napoleone dall’Elba avvenuta il 7 marzo 1815 e i suoi ultimi 100 giorni. Si chiuderà definitivamente il 9 giugno 1815 poco prima della battaglia di waterloo svoltasi il 18 giugno dello stesso anno e della partenza, seguita alla terrible sconfitta, dell’ex imperatore francese per l’isola di Sant’Elena, sua ultima, definiva dimora. Un impero che si credeva invincibile era crollato e tutti i grandi della terra si riunirono nell’elegante capitale austriaca per spartirsi quello che ne rimaneva. L’eccezionale occasione, però, non fu solo un fondamentale incontro politico, ma anche un’incredibile occasione mondana celebrata con interminabili e riccissimi pranzi e allietata da sontuosi ricevimenti e feste da ballo. La presenza di donne piene di fascino e di eleganza che si accompagnavano ai grandi statisti sottolineò ancora di più questa valenza mondana assunta dal convegno, favorita dallo stesso cancelliere Metternich che, a nome dell’Imperatore Francesco II, ospitò nella capitale austriaca per tanti mesi ben centomila stranieri, tra sovrani, diplomatici e persone al loro seguito. L’eco fu tale che molti tra i presenti ai lavori, dai più noti ai meno noti, dedicarono le loro memorie scritte all’importante avvenimento. Come poteva, quindi, mancare in una tale cornice qualcuno che fermasse per i posteri l’eccezionale evento e tramandasse i volti dei suoi protagonisti? La fotografia, come si sa, none era ancora apparsa sulla scena mondiale.
Il prestigioso compito dunque di ritrattista ufficiale fu assunto da un pittore, il francese Jean-Baptiste Isabey.
Apprezzato soprattutto come miniaturista, ma anche litografo, scenografo, decoratore d’interni ed ideatore di superbi abiti, era nato l’11 aprile 1767 a Nancy, città d’arte per eccellenza che aveva dato nei secoli i natali a tanti artisti, da Callot a Claude Lorrain. Lorenese quindi ma parigino d’adozione poiché nella capitale si era trasferito non ancora ventenne, nel 1785, e lì aveva trascorso, coperto di fama, tutta la sua lunga vita durata ben 88 anni. Conobbe tutti i regimi che contraddistinsero la Francia in quei periodi, passando sempre celebre e con grande maestria, da Maria Antonietta a Napoleone III, attraverso Luigi XVIII, Carlo X, Luigi Filippo e, naturalmente Napoleone di cui fu uno dei più stimanti e più richiesti pittori ufficiali.
Suo è uno dei ritratti più celebri di Napoleone in divisa da colonnello degli Chasseurs de la garde eseguito nel 1801 nei giardini della Malmaison, dimora di Josephine de Beauharnais, nel quale il futuro imperatore appare per la prima volta nel tipico atteggiamento che passerà alla storia. Suoi sono pure i numerosi ritratti di tutta la famiglia Bonaparte di cui era, oltre che pittore, amico. Nel 1841, malgrado il suo recentissimo passato alla corte napoleonica e la sua amicizia con Maria Luisa di cui era stato insegnante di disegno, o forse proprio per questo, Isabey fu invitato da Talleyrand, di cui condivideva le capacità camaleontiche, a partire alla volta di Vienna come parte del suo seguito.
Come nel ‘600 l’olandese Gerard Terborch con il suo La pace di Munster aveva documentato la pace di Westfalia che pose fine alla guerra dei trent’anni, così Jean-Baptiste Isabey ebbe l’onore di disegnare i plenipotenziari dell’assemblea di Vienna che scrissero la parola fine all’audace impresa napoleonica. I mesi trascorsi in Austria furono anche per Isabey assolutamente splendidi. L’atmosfera del congresso fu del più piacevoli ed adatte alla personalità del pittore che con la sua elegante figura, sempre abbigliata all’ultima moda, era frequentatore, sin dai tempi dell’ancien regime, dei più esclusivi salotti parigini da quello di Josephine de Beauharnais e di Madame de Racamier a quello di Madame de Stael, sempre perfettamente a suo agio con i rappresentanti del bel mondo che era uso riprendere nei suoi ritratti in miniatura che andavano a ruba, testimoni come erano di un raggiunto status sociale. L’artista famoso anche come anfitrione grazie ai ricercati balli che si tenevano periodicamente presso la sua dimora parigina, fu convitato d’obbligo a tutti i pranzi e a tutte le cene ufficiali e non ma anche organizzatore, come tutti gli altri partecipanti al grande evento del resto, di feste e celebrazioni di ogni genere. Andò ad abitare sulle rive del Danubio nei pressi del Prater nella zona di leopoldstadt dove, nel 1804, era nato quel Johann Strauss, iniziatore della dinastia dei “re del valzer”, definito, in perfetto accordo con l’incredibile avvenimento ospitato nella sua città in quei giorni, il “Napoleone del violino”.
In questa parte di Vienna, vicino al rinomato caffè Jungling, Isabey aprì il suo famoso atelier che divenne un po’ il dietro le quinte del congresso. Qui, un pò come nello studio di un fotografo di qualunque importante convegno, sfilò per dovere ma anche per vanità, tutto il bel mondo presente a Vienna in quei giorni.
Lo storico disegno ufficiale del congresso eseguito dal miniaturista francese, ora a Windsor proprietà della regina d’Inghilterra, divenne subito famosissimo grazie anche alle migliaia di copie tratte dall’incisione che di esso fece Godfroy che hanno illustrato i libri di storia, fondamentale documento per individuare i maggiori artefici delle importanti decisioni che interessarono l’Europa tutta. Gli studi dei loro ritratti sono conservati tanto a Windsor che al Louvre dove ne sono visibili ben 22.
Tutti, nessuno escluso, tenevano ad essere immortalati dal pennello di Isabey! L’imperatore d’Austria presentatogli dalla figlia Maria Luisa, e vari principi della corte, il re di Prussia Guglielmo III, suo figlio il principe Federico Guglielmo, il granduca di Baden, lo zar Alessandro I, i granduchi Costantino, Michele e Nicola e ancora Talleyrand, Metternich, […] sono solo alcuni dei personaggi famosi da lui raffigurati e della cui amicizia e protezione poteva andare giustamente orgoglioso.
E se Isabey fu pittore di imperatori e re ancor più fu pittore di regine. L’imperatrice d’Austria, la zarina Elisabetta Alexiewna, […]…..da meritare il titolo di “pittore di dame” […]

Il soggiorno di Isabey a Vienna non passò davvero inosservato e la sua arte influenzò fortemente la realtà viennese e gli artisti austriaci, tanto che parecchi si rifecero alla sua maniera di dipingere, tra i seguaci il più famoso fu senza dubbio Johann Ender che da pittore di storia divenne apprezzato pittore di miniature.
Decisamente dopo il passaggio d’Isabey nella capitale austriaca, il ritratto miniato su avorio o carta divenne definitivamente la moda e l’accademia di Vienna incominciò ad insegnarne la tecnica ai suoi discepoli. Anche oggi la miniatura, ormai completamente obsoleta e dimenticata un po’ come Isabey del resto cui è toccato lo stesso destino della sua arte soppiantata dalla fotografia, torna a rivivere ogni qualvolta si osservano i ritratti di celebrità che, proprio come quello ufficiale del Congresso di Vienna grazie all’abile mano di artisti capaci di fermare con il loro pennello le personalità di ciascuno, continuano ancora oggi a parlarci e a narrarci la loro storia, seppure a distanza di secoli.

di Adriana De Angelis

Rivista Ottocento N.3 febbraio-marzo 2002

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