Georges Braque

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Georges Braque di Cosetta Dal Cin
Georges Braque è universalmente noto quale protagonista, insieme all’amico Pablo Picasso, del movimento cubista che vide i due grandi impegnati uno accanto all’altro per molto tempo. Prima di lasciarsi sedurre dalle Demoiselles d’Avignon di Picasso, ammirate nello studio di quest’ultimo verso la fine del 1907, Braque aderì per circa un paio d’anni alla pittura fauve che andava imperversando – e scandalizzando – nelle esposizioni parigine. Nato nel maggio 1882 ad Argenteuil, luogo particolarmente amato dagli impressionisti, Braque intraprese fin da giovanissimo la professione del padre che era imbianchino decoratore, abbandono gli studi liceali. Trasferitosi nel 1890 con la famiglia a Le Havre, in Normandia, si dedicò nel frattempo anche alla pittura da cavalletto dipingendo dal vero in stile impressionista.
Giunto a Parigi intorno ai vent’anni, preferì frequentare l’Academie Humbert snobbando l’Ecole des Beaux Arts, scuola d’impostazione accademica troppo rigorosa. L’anno chiave per una prima maturazione artistica di Braque come pittore professionista fu il 1905, anno in cui a Parigi esposero al Salon d’Automne artisti come Henri Matisse e Andrè Derain i cui dipinti dai colori stridenti e vivaci impressionarono il pittore ventitreenne. L’infatuazione di Braque per la pittura fauve, rappresentata allora da Matisse, Marquet, Manguin, Camoin, Derain e Vlaminck fu fortissima, tanto che l’artista, già a partire dal 1906, realizzò paesaggi dal cromatismo acceso che si allineavano chiaramente soprattutto al modello di Matisse e Derain, artisti che avrebbe conosciuto personalmente l’anno successivo. Ad affascinare il gruppo era il colore in tutte le sue potenzialità, veicolo emotivo ed espressivo di straordinaria forza, capace di risvegliare i sensi e plasmare le forme. I colori fauve venivano impiegati puri, in larghe, vibranti pennellate, resi ancora più sgargianti dalla giustapposizione di tonalità complementari. Sono i forti contrasti cromatici – non più il disegno – a plasmare volumi, luci e ombre.
Le prime opere fauve di Braque risalgono al soggiorno ad Anversa in compagnia dell’amico Othon Friesz, in uno studio situato sulle rive della Schelda. In queste tele il colore diventa il protagonista assoluto, in grado di definire, attraversi le diverse tonalità, i volumi e l’intera costruzione spaziale. Opere come Il porto d’Anversa  e il canale Saint Martin  dimostrano l’adesione dell’artista alla nuova pittura: sono le singole, pastose pennellate – ora larghe, ora minute – a “disegnare” gli oggetti e il paesaggio, fortemente semplificati. Dominano le tonalità dei gialli e dei rossi, dei malva e dei verdi. Le linee oblique creano la profondità e indirizzano lo sguardo verso il centro del quadro. Ma l’ambiente che meglio rispondeva alle esigenze cromatiche – luminose della poetica fauve era quello mediterraneo, assai più carico di luce e contrasti vivaci. Come gli altri pittori fauve Braque scoprì la bellezza e la luminosità dei paesaggi del midi, già luogo di culto per Cezanne e impressionisti come Monet o Renoir.  Alla fine del 1906 Braque visitò, sempre insieme a Friesz, l’Estaque – patria di Cezanne – e trascorse l’estate successiva a La Ciotat, località portuale tra Marsiglia e Tolone. Il colore si conferma, nelle tele dipinte in questo periodo, protagonista indiscusso, sebbene non raggiunga mai i picchi stridenti di Vlaminck o Derain.
Era innato, in Braque, un forte senso della misura nell’uso del colore che gli impediva ogni volta di abusarne al solo scopo di ottenere un facile effetto. Nel dipinto L’olivo, eseguito all’Estaque, la vivacissima policromia trasmette efficacemente l’atmosfera gioiosa di un uliveto immerso nella calda luce mediterranea: le tonalità intense del giallo e del rosso si alternano alle ombre blu e violette che disegnano magicamente i rami contorti del grande ulivo e i muri delle case in lontananza. Le forme dono semplificate, i dettagli eliminati tutto con l’unica finalità di suggerire il sentimento che un simile paesaggio suscita nell’osservatore assorto. Il nome di Braque fece la sua apparizione nelle recensioni della critica nel 1907, quando l’artista presentò i suoi primi dipinti fauve al Salon parigino des Independants: insieme agli amici di Le Havre Othon Friesz e Raoul Dufy, Georges Braque fu l’ultimo in ordine di tempo ad aderire al gruppo fauve.

L’influenza di questo movimento non durò però a lungo: già alla fine dello stesso anno egli mostrava segni di stanchezza e si intensificava il desiderio di avventurarsi nella ricerca di una pittura più intellettuale, costruita – secondo gli insegnamenti del grande Cezanne, morto l’anno precedente – più su rigorose volumetrie geometriche che sull’effetto cromatico. Lo stesso accadde ad altri artisti del gruppo, come Derain o Vlaminck.   “La pittura fauve mi aveva impressionato per quanto essa conteneva di nuovo, e mi andava bene. Era la pittura entusiasta che si confaceva alla mia età: avevo allora ventitré […] Poiché non amavo il romanticismo, questa pittura fisica mi piaceva. Durò solo il tempo della novità […] Ho visto che c’era dell’altro”.  Braque temeva la tirannia del colore, che poteva portarlo ad esiti di vuoto decorativismo e nulla più. Cercò di distaccarsene approfondendo la meditazione su Cezanne e l’arte africana: entrambe sollecitavano gli artisti al recupero primordiale dei volumi puri che costruiscono gli oggetti. Fu così che iniziò l’avventura cubista.

Rivista Novecento n. 1 febbraio-marzo 2003

 

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