Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta

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magentaIl livornese Giovanni Fattori partecipò nel marzo del 1860 al concorso Ricasoli, bandito dal Governo Provvisorio Toscano, presentando due bozzetti che avevano come soggetto la battaglia di magenta (4 giugno 1859): nel primo era rappresentato l’assalto dei granatieri della guardia di Napoleone III alle postazioni austriache al ponte di Magenta, il secondo raffigurava l’ambulanza con le suore di carità e fu quest’ultimo a permettere al pittore di conquistare il primo premio per il tema di storia contemporanea.
La commissione esaminatrice, pur dimostrando grande apprezzamento per l’opera, volle indicare all’autore alcune parti da riconsiderare ed elaborare con maggiore puntualità come le linee del fondo, stimate non perfettamente somiglianti alla campagna di Magenta. Nell’estate dello stesso anno Fattori si sposò e sfruttò il viaggio di nozze per recarsi sui luoghi della battaglia e trarne una consistente serie di disegni dal vero.
Un anno dopo circa la tela fu presentata all’Esposizione Nazionale Italiana e nel maggio del 1862, definitivamente ultimata, all’Esposizione straordinaria di alcune opere commissionate del governo Ricasoli.
Si ricava dai ricordi autobiografici del pittore il primo spunto di questa ampia composizione, come infatti egli narra: “ Nel 1859 fu bandito un concorso dal governo della Toscana […]. Concorsi per un quadro rappresentante la Battaglia di Magenta. I francesi passando per la Toscana, ed accampato sul pratone delle Cascine, mi dettero agio di studiarli minutamente da vicino. Concorsi e vinsi”.
Nel grande dipinto Fattori affronta il tema in un tono di partecipata umanità che, pur ribadendo il valore di chi si batte per un ideale, sfugge ogni retorica propagandistica; l’ampia visuale, che si spinge fino ai rilievi lontani e al profilo della città, occupa la metà della tela, ma più prossimi a noi sono i dolenti protagonisti dello scontro, i militari spossati intenti ad osservare le religiose del Sacro Cuore, caratterizzate dagli ampi  copricapo, che si prodigano per salvare vite umane, senza distinzione fra i vincitori e i vinti. Sono proprio i colori del brano principale del dipinto, quello dell’ambulanza, da cui si sviluppa la rigorosa costruzione spaziale e cromatica posta in opera da Fattori, frutto delle ricerche pittoriche compiute a partire dalla fine degli anni Cinquanta: il bianco abbagliante del copricapo delle religiose e quella dell’uniforme dell’ufficiale austriaco adagiato sul carro risaltano nell’atmosfera caliginosa del campo di battaglia, andando quasi a fornire il punto ove visivamente e spiritualmente si saldano le due grandi sezioni dell’immagine: l’azzurro cielo d’estate e la polvere della terra tormentata.
Nel congiungere realismo e storia Fattori crea con questa famosissima rievocazione della battaglia di Magenta un nuovo linguaggio figurativo che, in perfetta sintonia con il suo sentire morale, costringe lo spettatore ad un’acuta e commossa riflessione sui destini individuali che si consumano sul più ampio scenario della storia, quelli degli umili che tante volte rappresenterà intenti nei lavori dei campi o nei semplici gesti della quotidianità.
Gianluca Formichi-L’Italia unita-Giunti

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