Paul Verlaine

By

Paul Verlaine nacque il 30 marzo 1844 a Metz. Dopo aver trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Parigi, allievo al liceo Bonaparte, al termine degli studi universitari concepì un’ambigua passione per una cugina Elisa, maggiore di lui di 8 anni, la cui morte inattesa gettò il giovane Paul nello sconforto più profondo e radicò in lui l’ormai già acquisita inclinazione per l’alcool. Impiegato sial comune di Parigi, in occasione dell’assedio tedesco si arruolò nella Guardia Nazionale ed aderì al movimento comunardo, ma i suoi interessi lo indirizzarono sempre più decisamente verso i circoli intellettuali della scuola parnassiana, la cui influenza permeò fortemente i suoi primi componimenti in versi, i Poemes Saturniens (I) . Composti nel 1866, essi rivelano un malinconico intimismo che si traduce in un’angosciosa percezione del vivere. Di tutt’altra natura è invece l’opera scritta tre anni dopo, Les Fetes Galantes,  in cui Verlaine esplora un’atmosfera incantata nella quale agiscono i personaggi della commedia dell’arte. La forma, anche se ancora dilettantesca, libera e fantasiosa, già preannuncia la profonda interiorità delle opere successive e proietta l’anima del poeta fortemente coinvolto dalla passione per Elisa, verso una musicalità del verso che lo sottrae all’altrimenti prevedibile limite meramente letterario della scuola arcadica.
Fu l’incontro con Mathilde Mautè ad aprire Verlaine all’amore compiuto, una travolgente esperienza coronata nel 1870 dalle nozze e dalla composizione La bonne Chanson entrambi estremi tentativi del poeta di raggiungere una pacifica rasserenazione e di imprimere ordine alla sua vita. Questa utopica speranza si rivelò però del tutto aleatoria e ben presto Verlaine fu ricondotto al suo ineluttabile destino dalla precocissima crisi del rapporto con la morte. L’alcolismo prima, e quindi la scoperta della sua bisessualità, aprirono il poeta all’abisso di vizio e di dissoluzione che avrebbe scandito l’intero corso della sua vita.
L’incontro con Rimbaud fu fatale. Verlaine ruppe definitivamente con la moglie, nonostante ella fosse in attesa di un figlio e, completamente presa dal giovane, ne subì con inattesa profondità il fascino fisico e intellettuale. Mentre Rimbaud ricercava il senso del vero nella follia dell’esistenza, Verlaine fu preda della sua traboccante passionalità che esprimeva, con la dissipazione del vivere, i disordini della sua anima. Dopo il viaggio compiuto con Rimbaud in Inghilterra, Arthur e Paul furono nuovamente insieme in Belgio. Qui Verlaine, in preda ai fumi dell’alcool e risentito per il rifiuto oppostogli dal giovane di continuare la convivenza, sparò all’amante un colpo di pistola, ferendolo ad un polso. Arrestato Verlaine venne condannato a scontare due anni di carcere durante i quali scrisse Romances sans paroles,(2)  una raccolta di poesie pubblicata nel 1875 e nella quale evidente è l’influsso di Rimbaud nella ricerca di una libertà stilistica capace di valorizzare la musicalità del verso. Stava intanto maturando in Verlaine il desiderio di imprimere una svolta decisiva alla sua vita: dal proposito si convertirsi al cattolicesimo, frutto di una profonda crisi, nel 1879 scaturì  Sagesse.  Collezione di liriche mistiche e religiose nelle quali è rinnegata ogni precedente esperienza, prima fra tutte quella dell’insana passione per il giovane poeta di Charleville. Conosciuto nei circoli letterari come il “poete maudit”, da questo appellativo Verlaine trasse il titolo per l’opera saggistica Poetes maudits,  nel 1884, con il quale divulgò presso gli ambienti intellettuali francesi la conoscenza delle opere di Baudelaire, Rimbaud e Mallarmè.
Fu proprio Mallarmè a coniare per Verlaine la definizione più consona: “Un poeta in fuga”; ed, infatti, Verlaine visse in fuga perenne da tutto e da tutti, soprattutto da se stesso, ostentando con l’aperto anticonformismo della sua condotta l’ineliminabile bisogno di assoluta libertà espressiva. Emblematico leit motive che assurse a suo sistema di vita fu l’ininterrotto oscillare tra sentimenti opposti, la contraddizione continua, il sentirsi perennemente conteso da accesi desideri di trasgressione e da profondi aneliti di redenzione. Pertanto anche la parentesi religiosa ebbe breve durata. Si chiuse nel 1885 con la pubblicazione di Jadis et Naquere,  e coincise con una nuova caduta nell’abominio e nel vizio. In Art poetique, contenuta in quest’opera, egli espone il manifesto programmatico e contenutistico della sua poesia, tesa alla ricerca della musicalità del verso: per Verlaine la poesia-musica deve sottrarsi ad ogni canone di eloquenza e soggiacere soltanto alla magia del sogno, di cui essa è l’unico tramite. La poetica di Verlaine, fortemente influenzata dal classicismo romantico, si espresse tuttavia in forma del tutto originale, e con Rimbaud ed i parnassiani aprì la strada al simbolismo che, allora solo agli esordi, riconobbe nei suoi canoni le linee guida del movimento ed acclamò Verlaine “principe dei poeti”. Anche se il suo stile non aderì mai completamente al simbolismo classico, fu a questo accumulato dalla condivisa avversione per le forme ufficiali in cui la letteratura dominante si esprimeva.
La nuova e torbida avventura con un altro giovane, Lucien Letinois, continuò a costellare il percorso lirico del poeta di pentimenti religiosi e di sempre rinnovate morbosità, che Verlaine tradusse nel 1889 in  Parallelamente,  in Bonheur  e Mes hopitaux  nel 1891, in Liturgies intimes l’anno successivo, cui seguirono nel 1893 Mes prisons e Confessions  nel 1895. Dopo una lunga parentesi vagabondaggi, Verlaine si stabilì a Parigi vivendo nella più ignominia povertà, orami irrecuperabile vittima dell’alcool. Godendo dell’unanime consenso dell’ambiente intellettuale, fu indotto a tenere cicli di conferenze in tutta  Europa finché le sue condizioni di salute peggiorarono, le complicazioni di una polmonite vinsero Verlaine che si spense a Parigi all’età di 52 anni, nel 1896.

(I)Canzone d’autunno
I singhiozzi lunghi
dei violini
dell’autunno,
feriscono il mio cuore
d’un languore
monotono.

Tutto affannato
e stanco, quando
batte l’ora,
io mi ricordo
dei giorni lontani
e piango.

E così me ne vado
al vento malvagio,
che mi porta
di qua e di là,
simile ad una
foglia morta.

(2)Piange il mio cuore
Piange piange il mio cuore;
piove sulla città…
donde vien quel languore
che mi penetra in cuore?

Dolcissimo rumore,
l’acqua che scende e va!
Sul dolor di un cuore
dolcissimo rumore!

Piange senza conforto
triste il mio cuore, ohimè!
Qual nuovo sogno morto?
Piange senza conforto.

C’è condanna peggiore
di non saper perché,
senz’odio e senz’amore,
ha un cuore tanto dolore?

Di Paola Viscomi
Rivista Ottocento n. 2 Dicembre-Gennaio 2001

 

Annunci