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Una moltitudine
Siamo una moltitudine sulla terra, un’immensa distesa di
vite vegetali animali umane;
e noi umani siamo i più accaniti a farci strada,
secondi solo ai virus, eppure siamo microbi sotto il cielo.
Il cavallo è fermo coi paraocchi per le luci improvvise,
sono nuvolacce che arrivano, portano poco di buono,
l’anno è simile al ’36; segnano male le nuvole;
motociclette nere e barbare coi fanali improvvisi
passano schizzando fango e prepotenza e bagliori malvagi.

Con la pazienza
Con la pazienza del cavallo da tiro ho voluto provare a vivere,
in una stalla ai lati della via principale,
quasi sempre su strade sterrate,
ho ascoltato il sentimento molto più vecchio di me
che la vita scorre e non ne sono il padrone;
ho viaggiato su un carro faticoso, con il cavallo per amico
e certe volte una donna vicino, ma in fondo sono rimasto solo
a guardare l’infinito che va via giù per le rive lunghissime
di questo fiume a cui la bestia s’abbevera
ma che a me fa paura.

Noi non sappiamo
Noi non sappiamo cosa abbiamo nel corpo,
dicono alcuni che non c’è solo materia;
io appena posso li guardo bene i corpi nudi delle donne
e sono particolarmente luminosi, sono lisci
e dentro, sotto la pelle, sembra esserci qualcosa di nascosto,
imprendibile, inesplicabile, di più profondo che l’intelligenza
e il sapere; e di smisurato;
come quando il cavallo che ho qui, (è una cavalla),
si spazientisce tutta per via di qualcosa che la muove verso un infinito
che sembra dietro l’angolo ma che solo i cavalli vedono,
è l’infinito dei cavalli,
negli uomini ce n’è uno maggiore, più contorto e strano, straziante quasi;
e spaventoso se ci mettiamo davvero a crederci
che possiamo assassinarci tra di noi perché Dio,
che è infinito, lo vuole.
Io mi baso su quello che vedono gli occhi
e percepiscono i sensi: delle parole non mi fido troppo,
possono essere voltate e rivoltate a piacimento dai furbi:
guardo giù verso il mare e non mi pare che voglia assassinarmi;
chiede rispetto, mi dice di stare all’erta, comunica la sua grandezza,
e dicono che anche il sole va morendo:
si vive e si muore, meglio sarebbe vivere in pace.

Di Agostino Colombo dalla Rivista Poesia

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