Privilegio e potere

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Il privilegio difende e protegge il privilegio.[…] L’ascesa dei privilegiati, non solo in Lager, ma in tutte le convivenze umane è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie.
E’ compito dell’uomo giusto fare guerra a ogni privilegio non meritato, ma non si deve dimenticare che questa è una guerra senza fine. Dove esiste un potere esercitato da pochi o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso, ma è normale che il potere, invece, lo tolleri o lo incoraggi. […]
Il potere esiste in tutte le varietà dell’organizzazione sociale umane, più o meno controllato, usurpato, investito dall’alto o riconosciuto dal basso, assegnato per merito o per solidarietà cooperativa o per sangue o per censo: è verosimile che una certa misura di dominio dell’uomo sull’uomo sia iscritta nel nostro patrimonio genetico di animali gregari. Non è dimostrato che il potere sia intrinsecamente nocivo alla collettività. Ma il potere di cui disponevano i funzionari di cui si parla, anche di basso grado, come i Kapos delle squadre di lavoro, era sostanzialmente illimitato; o, per meglio dire, alla loro violenza era imposto un limite inferiore, nel senso che essi venivano puniti o destituiti se non si mostravano abbastanza duri, ma nessun limite superiore. In altri termini erano liberi di commettere sui loro sottoposti le peggiori atrocità, a titolo di punizione per qualsiasi loro trasgressione o anche senza motivo alcuno: fino al 1943 non era raro che un prigioniero fosse ucciso a botte da un Kapo senza che questo avesse da temere alcuna sanzione.
Solo più tardi, quando il bisogno di mano d’opera si era fatto più acuto, furono introdotte alcune limitazioni: i maltrattamenti che i Kapo potevano infliggere ai prigionieri non dovevano ridurre permanentemente la capacità lavorativa; ma ormai il mal uso era invalso e non sempre la norma era rispettata.
La zona grigia da I sommersi e i salvati di Primo Levi

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