Yoga e occidente (V parte)

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In origine lo yoga era un processo naturale d’introversione che assumeva tutte le variazioni individuali possibili. Simili introversioni conducono a processi interni caratteristici che trasformano la personalità. Nel corso dei millenni, esse sono diventate poco per volta metodi organizzati e nei modi più diversi. lo stesso yoga indiano assume molteplici forme quanto mai differenti in virtù dell’originaria diversità dell’esperienza individuale. Non è affatto detto che uno qualunque di questi metodi si adatti alla struttura storica caratteristica dell’europeo; è molto più probabile che il suo yoga naturale derivi da modelli storici ignoti all’oriente. Difatti in occidente i due rami della cultura cui compete soprattutto la cura pratica della psiche hanno dato luogo a metodi che possono essere paragonati allo yoga. La psicoanalisi freudiana risospinge la coscienza del paziente verso il mondo interiore dei ricordi d’infanzia e verso desideri e impulsi rimossi dalla coscienza. Questo è uno sviluppo logico della confessione; è introspezione artificiale, che tende a rendere consce le componenti inconsce del soggetto.
Un metodo un po’ diverso è il cosiddetto “training autogeno” di Schultz, che si associa coscientemente allo yoga, e il cui scopo principale è quello di placare la contrattura della coscienza e la rimozione dell’inconscio che la contrattura stessa ha provocato. Il suo metodo è costruito come quello di Freud, sulla confessione. Come lui, anche io tengo conto dei sogni, ma le nostre concezioni divergono nella valutazione dell’inconscio. Per lui questa e essenzialmente un’appendice della coscienza in cui si accumulano tutte le incompatibilità. Per me, l’inconscio è una disposizione psichica collettiva di tipo creativo. Da questa diversità basilare di concezione risulta naturalmente anche una valutazione del tutto diversa del simbolismo e del suo metodo d’interpretazione. Freud procede in sostanza in modo analitico – riduttivo, mentre io vi aggiungo una sintesi che accentua l’utilità delle tendenze inconsce nei riguardi dello sviluppo della personalità. In questo ramo di ricerca sono emersi importanti parallelismi con lo yoga, specialmente con lo yoga kundalini e il simbolismo del tantra-yoga, del lamaismo e dello yoga taoistico cinese. Queste forme di yoga, con il loro ricco simbolismo, mi forniscono i più preziosi materiali di confronto per l’interpretazione dell’inconscio collettivo; ma non mi servo per principio dei metodi dello yoga, perché in occidente non si deve imporre alcunché all’inconscio. Perlopiù, la coscienza è intensa e angusta fino allo spasimo, e perciò non può essere maggiormente accentuata. Al contrario, bisogna aiutare quanto più possibile l’inconscio a raggiungere la coscienza per farla uscire dal suo irrigamento. Mi servo a questo scopo anche di un metodo d’immaginazione attiva che consiste in un speciale training inteso a neutralizzare, almeno relativamente, la coscienza, così da spingere i contenuti interni a svilupparsi.
Il mio atteggiamento critico di rifiuto nei confronti dello yoga non significa affatto che io non consideri questa conquista spirituale dell’oriente una delle cose più grandi mai create dallo spirito umano. Spero che dalla mia esposizione risulti con sufficiente chiarezza che la mia critica investe esclusivamente l’uso dello yoga da parte dell’occidentale. In occidente, lo sviluppo spirituale ha seguito vie del tutto diverse da quelle dell’oriente, preparando un terreno oltremodo sfavorevole alla pratica dello yoga. La civiltà occidentale ha appena mille anni e deve cominciare a liberarsi dalle sue barbariche unilateralità. Per far questo, occorre anzitutto una profonda comprensione della natura umana, che non si conquista opprimendo e dominando, e meno ancora imitando metodi sorti in condizioni psicologiche del tutto diverse. L’occidente produrrà nel corso dei secoli il suo proprio yoga, e questo sulla base creata dal cristianesimo.

La saggezza orientale di Carl Jung

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