Il melodramma

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Durante il Risorgimento, l’italianità e il melodramma si manifestarono in un connubio  che divenne noto in tutto il mondo. Il fenomeno operistico, che esaltava quella musicalità considerata tipica della lingua italiana, assunse un ruolo ancor maggiore che in passato, legandosi ad elementi di cultura nazional-popolare, che si diffusero con una tale rapidità da lasciare sbalorditi tutti gli osservatori stranieri. Più che il teatro, la poesia o la prosa del romanzo, i melodramma, durante il Risorgimento, come Mazzini aveva subito intuito, acquisiva una importante efficacia politica, proprio per la sua immediatezza sentimentale, che mescolava l’amore con la patria, la famiglia con la sofferenza per l’esilio, la ribellione giovanile e la guerra.
Il motto “Viva Verdi” (acrostico per “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”) simboleggia bene l’enorme influenza che ebbe il melodramma nelle cruciali fasi del Risorgimento italiano come mezzo propagandistico.
Messi da parte gli argomenti classici e mitologici, le storie dei libretti d’opera risultavano pieni di elementi storici e politici: dietro immagini ricorrenti di popoli perennemente oppressi si celava un riferimento neanche troppo velato, alla condizione dell’Italia. Dopo Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, furono Gioacchino Rossini e soprattutto Giuseppe Verdi ad affrontare il tema della riscossa nazionale con un pathos completamente nuovo, emozionante e coinvolgente per le folle.
Il centro di questa nuova forma di mobilitazione politica creativa e artistica divenne il Teatro alla Scala di Milano. Tutte queste opere erano destinate a incappare nella censura politica: da l’Italiana in Algeri di Rossini, Esiliati in Siberia di Donizetti, a La Norma e i Puritani di Bellini, fino ad arrivare alla prosopopea di Verdi, con Nabucco, Ernani, La battaglia di Legnano, I vespri siciliani, Trovatore.
Non c’era  molta differenza, per la verità, tra le opere con messaggi direttamente politici di incitazione alla ribellione contro lo straniero e quelle in cui questo messaggio era latente o anche assente, perché esse assumevano per il pubblico dell’opera una modalità di espressione e di indipendenza dalla cultura degli Stati dominatori, attraverso l’utilizzo di frasi e immagini che simbolicamente divenivano patrimonio comune del popolo italiano. Il melodramma risorgimentale coinvolse infatti non soltanto le classi medio-alte, ma anche quelle popolari con la diffusione dei teatri anche in paesi e città meno importanti. Si diffusero rapidamente anche in zone rurali e in piccoli paesi luoghi dove venivano periodicamente allestiti spettacoli di opera lirica, con una programmazione paragonabile, per frequenza e intensità, all’odierna produzione cinematografica. La lirica risorgimentale, inoltre, ebbe il vantaggio di finanziarsi da sola, grazie ai proventi delle biglietterie e ai finanziamenti dei “Palchettisti”. In questo periodo il melodramma diventava, ben prima dei Promessi Sposi di Manzoni, una sorta di grande romanzo italiano dell’Ottocento, il primo prodotto di esportazione della cultura italiana.
Gianluca Formichi-L’Italia unita-Giunti

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