L’atto di volontà

Se un uomo di una civiltà precedente apparisse improvvisamente tra l’umanità di oggi, probabilmente le prime impressioni lo indurrebbero a considerarla una razza di maghi e semidei. Ma se egli fosse un Platone e, rifiutandosi di farsi abbagliare dalle meraviglie create dal progresso tecnologico, esaminasse la condizione umana più attentamente, le prime impressioni lascerebbero il posto ad un grande scoraggiamento. In poco tempo si accorgerebbe che, sebbene l’uomo abbia acquistato un enorme grado di potere sulla natura, la sua conoscenza del suo essere interiore ed il controllo su di esso è assai limitato. Capirebbe che questo moderno “mago”, capace di scendere in fondo all’oceano e di lanciarsi sulla luna, è molto ignorante di quanto accade nelle profondità il suo inconscio ed incapace  di arrivare ai luminosi livelli del supercosciente e prendere coscienza del suo vero io. Si vedrebbe come quest’uomo che sembra un semidio, che controlla le grandi energie elettriche con un movimento del dito e inonda l’aria di suoni e di immagini per il passatempo di milioni di persone, sia incapace di gestire le sue emozioni, i suoi impulsi ed i suoi desideri.
Come molti scrittori, tra cui Toynbee, hanno fatto osservare, questo grande abisso tra i poteri esterni e quelli interni dell’uomo è una delle più importanti e profonde cause dei mali individuali e collettivi che affliggono la nostra civiltà e minacciano gravemente il suo futuro. L’uomo ha dovuto pagare a caro prezzo le sue conquiste materiali. La sua vita è divenuta più ricca, più completa e più stimolante, ma allo stesso modo più complicata e stressante. Il suo ritmo ch diventa sempre più  veloce, le opportunità che presentano di gratificare i desideri e l’intricato ingranaggio economico e sociale in cui lo ha imprigionato, richiedono sempre maggiori energie, funzioni psichiche, emozioni e volontà.
Spesso l’individuo non ha in sé le risorse per lottare contro le difficoltà ed i trabocchetti di questo modo di vivere, la sua resistenza può sgretolarsi di fronte alle pressioni, le confusioni e le tentazioni che presenta. Il disagio che ne deriva porta a scoraggiamento e frustrazioni sempre maggiori, e perfino alla disperazione.
Il rimedio per questi mali, che consiste nell’accorciare fino a colmarla l’enorme distanza tra i poteri interni e quelli esterni dell’uomo, è stato cercato e deve essere cercato in due direzioni: la semplificazione della vita esteriore e lo sviluppo dei poteri interiori.

  • La semplificazione della vita esteriore

Prima ancora che nascesse e si sviluppasse la tecnologia moderna, era già nata come reazione alle crescenti complicazioni ed artificialità della “civilizzazione”, una tendenza verso la semplicità. I suoi maggiori esponenti sono stati Jean-Jacques  Rousseau, con il suo invito a far ritorno alla natura e Thoreau, che rinunciò ai benefici della civiltà e si ritirò a vivere quella vita semplice e solitaria che così bene descrive in Walden.  Recentemente, la delusione per i “miracoli” delle conquiste tecnologiche è esplosa in violente e sempre più amare accuse della nostra intera struttura della civiltà moderna, e in un rifiuto totale dell’attuale modo di vivere.
Fino ad un certo punto, semplificare la vita è attuabile ed auspicabile. Tutti sono in parte capaci di resistere alle lusinghe ed al ritmo della vita moderna, ristabilire un contatto più intimo con la natura, ed esercitare l’arte di rilasciarsi e riposarsi ogni giorno. Ma passato un certo punto, si incontrano grandi difficoltà. Doveri di ogni genere, legami familiari, obblighi professionali ci incatenano alla ruota della vita moderna e ci obbligano ad adattarci al suo ritmo frenetico.
Ma anche se le circostanze lo permettessero e si riuscisse a semplificare notevolmente la vita, il problema sarebbe risolto solo in parte. L’uomo moderno certamente non potrebbe – né in verità sarebbe giustificato se lo facesse – abdicare alla posizione di primo piano e alla responsabilità che ne deriva, che ha conquistato sul pianeta. Il male non sta nel potere tecnologico, ma nell’uso che l’uomo ne fa e nel fatto che gli ha permesso di sopraffarlo e renderlo schiavo. Per resistere alle tendenze negative prevalenti nella vita moderna occorrono grande risolutezza, fermezza e costanza, grande chiaroveggenza e saggezza. Ma sono precisamente queste le qualità interiori  e le facoltà di cui l’uomo moderno è così gravemente sprovvisto. Ci troviamo così di fronte alla necessità di ricorrere al secondo metodo.

  • Lo sviluppo delle facoltà interiori dell’uomo.

Solo sviluppando le facoltà interiori l’uomo può allontanare i pericoli che derivano dall’aver perso il controllo delle grandiose forze naturali a sua disposizione ed essere divenuto vittima delle sue stesse conquiste. L’acuta consapevolezza di come sviluppare queste facoltà sia indispensabile per la salvezza e la sopravvivenza stessa dell’umanità, e il rendersi conto che solo così l’uomo può realizzare la sua vera natura, dovrebbe incitarlo ad affrontare questo compito con un’intensità di desiderio ed una risolutezza pari a quelle che finora ha dedicato alle sue conquiste esterne.
Fondamentale tra questi poteri interiori, e quello a cui si dovrebbe dare la precedenza, è l’enorme e ancora non realizzata forza della volontà umana. Allenarla ed usarla costituiscono la base di ogni sforzo. Ciò per due ragioni: la prima è la posizione centrale che la volontà occupa nella personalità dell’uomo e la sua intima relazione con il centro del suo stesso essere, il suo vero io. La seconda ragione è che la volontà ha la funzione di decidere cosa si deve fare e quella di usare tutti i mezzi necessari per capire ciò che ha deliberato, perseverando nonostante tutti  gli ostacoli e le difficoltà.

Roberto Assagioli – L’atto di volontà

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