Pausa-vita

Càpita nella pausa-vita imposta dalla malattia che si ripensi il proprio vissuto nelle temperie suggerita dalla stessa pausa. Càpita così che nell’affresco, certi tratti bui vengano schiariti, momenti di luce impallidiscano, qualche tessera del puzzle che non voleva saperne di andare a posto si trovi perfettamente incasellata nell’insieme.
Forse è per questo che i testi religiosi parlano della sacralità del dolore. Il male come anticamera del pentimento e pedaggio per la trasferta. A me non pare così, e non piace.
Mi presuppone un Dio iroso, e vendicativo o almeno un Dio buroicrate e ragioniere che mi costringe a stilare il modulo 740 della tassa per l’eternità.

Càpita – Gina Lagorio

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2 Comments

  1. Càpita che nella pausa vita della mia malattia (ormai nove mesi senza lavorare) abbia sistemato diversi tasselli che gironzolavano impazziti, che abbia fatto pace col cuore, che mi sia fermato a vedere tutto il resto correre da un’angolazione privilegiata. Càpita di credere che si stia perdendo tempo, e invece si guadagni futuro. Càpita si.. 😉

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    1. Cavolo non avevo capito che la cosa fosse così grave. Scusami mi dispiace.
      Quando c’è dolore vero, la vita acquista un altro aspetto. Ci si ferma e si riflette, e spesso si riflette guadagnandoci in positivo. Te lo auguro di cuore amico mio ❤

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